Riflessione sulla costituzione dei nuovi comitati di quartiere (di B. Veronesi)

Ho partecipato alla interessante riunione promossa dal circolo 6 martedì 8 febbraio e sull’argomento vorrei esprimere anche la mia opinione.

A) La costituzione di organi che agiscono nell’ambito e nel merito della pubblica amministrazione della città dovrebbero essere varati solo se trovano il consenso completo della maggioranza e di almeno una parte significativa della minoranza attualmente presente in Consiglio Comunale.

B) La costituzione di organi istituzionali in modo volontario, fuori da ogni normativa regionale o nazionale, debbono principalmente rispondere alle priorità del nostro Comune, ma anche a quelle dell’intero Paese.

Sappiamo che avremo davanti un periodo abbastanza lungo e difficile che chiederà cambiamenti nel nostro stile di vita e sacrifici non facili da comprendere e ancor più difficili da spiegare a molte persone.

Il COVID ci tormenterà ancora per mesi o forse anni, in modo più soft, ma non consentirà al sistema sanitario pubblico di recuperare con celerità i gravi ritardi accumulati nelle visite specialistiche, negli interventi chirurgici e nella cura delle patologie che normalmente si presentano in una popolazione che tende a diventare sempre più anziana ed esigente.

I cambiamenti climatici ci metteranno sempre più di fronte a fenomeni imprevedibili e che ripetutamente provocheranno danni rilevanti al territorio e di conseguenza alle persone.

I forti aumenti delle materie prime: gas, semiconduttori, acciaio, grano, mais ecc. oltre che rallentare e mettere in difficoltà un sistema produttivo come il nostro, basato soprattutto sul manifatturiero di reggere la concorrenza internazionale, faranno schizzare l’inflazione, erodendo il potere d’acquisto dei salari, delle pensioni e delle fasce sociali più deboli.

Il problema migratorio che continua a ricadere principalmente sui paesi di primo approdo, mettendo in forte difficoltà sia le strutture di prima accoglienza che i centri addetti all’inserimento sociale di persone che dovrebbero invece seguire un percorso serio e qualificato per raggiungere una integrazione effettiva e soddisfacente.

Inoltre, voglio sottolineare le condizioni in cui verranno sempre più a trovarsi gli enti pubblici, i Comuni, di fronte alla prospettiva di vedersi ridurre le entrate mentre le attese dei cittadini rimangono costanti o crescenti; mentre già attualmente sulla manutenzione di strade, verde pubblico, parchi, evidenziano ritardi.

Ora se uniamo le ricadute che hanno sui cittadini l’insieme di questi grossi problemi, anche senza fare una analisi più organica e completa, come ha fatto egregiamente il Presidente Mattarella durante il suo discorso d’insediamento, ci renderemo conto di quanti motivi di incomprensione, insoddisfazione e, in certi casi di ribellione, possono o stiano già sorgendo in una parte molto estesa dei cittadini.

È vero che le risorse del PNRR stanno arrivando e consentiranno di affrontare alcuni problemi urgenti e di risolvere anche parte delle attese più immediate nel nostro territorio e del nostro quartiere. E su questi nuovi investimenti e interventi che affrontano nodi della vita sociale assolutamente rilevanti, forse non abbiamo ancora capito e spiegato interamente il loro significato e il loro valore che hanno per la riqualificazione di alcune periferie da lungo tempo in sofferenza.

Tuttavia io rimango convinto che pur governando bene i fondi che stanno arrivando, pur dimostrando ogni giorno che la Giunta Comunale lavora con intensità e con un grande spirito unitario,  viviamo però una fase storica molto difficile. Un momento nel quale le incertezze e le insoddisfazioni coinvolgono una vasta platea di persone. Questa preoccupazione mi sembra confermata anche dai dati che stanno emergendo sul calo delle natalità e dalla scarsa partecipazione al voto nelle ultime elezioni comunali che ha superato di poco il 50%.

Ecco perché se si vogliono costruire comitati di quartiere in forma volontaria, occorre capire bene che cosa vogliamo da loro e quali obiettivi dovrebbero proporsi.

Penso che non possiamo essere così sprovveduti da far sorgere delle strutture che in nome della democrazia più limpida e trasparente dia forza ai più diversi localismi e alle chiusure territoriali che concorrono a fermare ogni idea di rinnovamento e qualificazione del tessuto urbano complessivo. Se la loro composizione si basa prevalentemente sulle autocandidature locali, sulle persone più capaci di tutelare interessi ristretti nel loro territorio, senza una visione di prospettiva e d’insieme della realtà almeno comunale, daremo fiato ad una nuova forma di populismo e di ribellismo alla fine dannosa per l’intera comunità.

Se invece vogliamo imboccare una strada diversa dobbiamo far sì che l’asse portante di questi nuovi organismi sia costituito dai rappresentanti delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale, in modo proporzionale ai voti conseguiti alle ultime elezioni comunali.

In un organo di questo genere un numero di posti non superiore al 10 – 20% dei suoi componenti può certamente essere riservato ad autocandidature di persone che risiedono nello stesso quartiere, però confermate dal voto in una pubblica assemblea riservata ai cittadini dello stesso quartiere, con almeno 18 anni di età.

In questo modo i nuovi consigli di quartiere potrebbero avvalersi dell’apporto anche di cittadini che pur non avendo rapporti diretti o indiretti coi partiti intendono però dare un loro contributo attivo e costruttivo per migliorare le condizioni di vita della comunità.

Bruno Veronesi