Per Jessica e per tutte le altre

PER JESSICA E PER TUTTE LE ALTRE
Di Roberta Mori, Consigliera PD Regione Emilia-Romagna

“Il giardino di Jessica” è uno spazio che la Città di Reggio Emilia ha dedicato a Jessica Filianti, a ricordo indelebile di un fatto atroce che si ripete in forme diverse ogni giorno in tutto il mondo, di una violenza maschile che colpisce ragazze e donne di ogni età e condizione. Una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è il femminicidio, vale a dire l’uccisione della donna per odio e non accettazione della sua soggettività, compiuta in massima parte da mariti, compagni, partner o ex partner. Ecco perché nel 26mo anniversario del femminicidio di Jessica continuiamo a fare di un drammatico evento una memoria collettiva, a rinnovare la consapevolezza che la violenza di genere è una piaga che deriva e dipende da una società ancora profondamente impari e diseguale, segnata da stereotipi di possesso, sessisti, oggettivanti la donna e il suo corpo. Segregazione formativa, minori opportunità di lavoro e una maggiore precarizzazione, un lavoro di cura non retribuito che pesa sulle donne tanto da indurle ancora oggi a part-time e dimissioni “volontarie” che impediscono percorsi di realizzazione e carriera professionale. Una condizione di subalternità, aggravata dalla crisi pandemica, che investe le donne italiane in modo evidente, dato che guadagnano mediamente il 31,2 per cento in meno dei colleghi maschi e il tasso di occupazione femminile nel Paese è fermo al 48,9%, agli ultimi posti in Europa.

Ebbene, le violenze e i femminicidi sono la punta dell’iceberg di questo assetto sociale e prima di tutto culturale, che nonostante le conquiste e i passi avanti compiuti per realizzare la Costituzione, permane a soffocare il protagonismo delle donne e una loro compiuta emancipazione. Ogni anno in Emilia-Romagna sono migliaia le donne e ragazze che si rivolgono ai 21 Centri antiviolenza attivi sul territorio, in grande maggioranza chiedono aiuto per violenze fisiche sommate a violenze psicologiche subite in ambiente domestico, famigliare o da parte di un ex partner. Se nel 2020 le chiamate al numero antiviolenza e antistalking 1522 sono aumentate dell’80% a causa del lockdown, i dati dello scorso anno registrano un aumento di abusi sessuali e violenze economiche.

La verità è che fino a quando una sola ragazza e donna sarà perseguitata e uccisa in quanto donna, noi non potremo avere pace. È indispensabile che la radice culturale della violenza di genere sia prima di tutto riconosciuta per poi essere eradicata. Perciò in Emilia-Romagna abbiamo allargato la responsabilità della prevenzione ad una rete di soggetti che vanno dai Comuni ai servizi sociali e sanitari sino alle forze dell’ordine e alle Scuole; per questo stiamo investendo nell’occupabilità e nel lavoro di qualità delle ragazze; per questo abbiamo messo la formazione di operatori e operatrici, in grado di intercettare le violenze, al centro del piano di azione integrato della Regione. Serve attuare tutte le strategie già individuate, serve coordinare gli interventi nell’ambito di una normativa antidiscriminatoria organica, come quella offerta dalla legge quadro regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere (L.R. 6/2014), che superi anche l’attuale frammentazione delle misure a livello nazionale. Servono risorse, a sostegno degli Enti locali per prevenire fenomeni di segregazione e coartazione della volontà in ambito familiare, compreso l’utilizzo di profili di sostegno psicologico e di mediazione culturale. Nessuna donna va lasciata sola, e va impedito e fermato qualsiasi tentativo di riportare indietro le donne in una storia di patriarcato che ci accomuna. L’autodeterminazione e l’autonomia femminile è leva di sviluppo equo e sostenibile, la democrazia paritaria è l’unico orizzonte possibile nella via di un progresso sociale condiviso.

Per tutte queste ragioni il drammatico destino che ha colpito Jessica e la sua famiglia, il potente ricordo rinnovato grazie al coraggio di mamma Giuliana, continuano ad essere un momento di consapevolezza collettiva, necessario per dare voce alle donne vittime di violenza e non dimenticare la nostra responsabilità che sta, prima di tutto, nel non cedere mai all’indifferenza.

 

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