Alcune considerazioni sul congresso (di G. Parmiggiani)

 

“….. però …. il fatto che il gruppo dirigente sostenga una candidato e metà del partito ne voti un altro merita diverse riflessioni …. per tutti e due gli schieramenti “ parto da questa considerazione fatta da un compagno di Circolo il 10 dicembre, in piena corsa elettorale del segretario provinciale del PD di Reggio E per esprimere alcune considerazioni che spero utili ad una discussione che penso necessaria al nostro circolo.

Chi, come me viene da storie organizzative diversamente impostate, l’esperienza di un confronto/scontro tra diverse posizioni che sollecitano una partecipazione dal basso forse è preoccupato dal rischio di mancata unità del partito, io mi sono convinto che questo sia alla base della vitalità del PD e che risponda al bisogno di poter contare qualcosa rispetto ad una offerta politica tutta basata sui liderismi che sono una delle cause della fragilità del sistema politico italiano.

Ovviamente il momento della competizione, se risente della troppo breve fase di organizzazione, si può caratterizzare più sulle discordanze passate che sui programmi futuri e questa mi sembra una prima constatazione pertinente alla nostra esperienza odierna, tuttavia vorrei proporre una chiave di lettura di quello che stà avvenendo cercando di analizzare i risultati dei vari. circoli.

Il primo dato che emerge è quello di una decisiva egemonia della esperienza amministrativa nel territorio del circolo: il sindaco o l’ex sindaco decidono del risultato (sarebbe bello vedere il consenso più o meno plebiscitario a favore nel singolo comune) e contemporaneamente che il quadro provinciale si caratterizza per aree territoriali che esprimono una dialettica che può essere letta anche come capacità di governo, ma che dal punto di vista organizzativo indeboliscono molto il ruolo di sintesi che può svolgere il partito a livello provinciale.

A mio parere sarebbe utile aprire una riflessione di partito sul ruolo della “regionalizzazione” dell’esperienza di governo e su quanto sia necessario approfondire il tema delle “aree vaste” anche per verificare se il modello “provinciale” dell’organizzazione di partito sia ancora attuale e non possa o debba adeguarsi a un movimento della conformazione istituzionale (camere di commercio) e della società civile (sindacati, confindustria, cooperazione ecc) che puntano a superare la conformazione provinciale con processi di aggregazione.

Solo per sottolineare l’urgenza di questa discussione vorrei ricordare che la nostra Montagna è coinvolta nelle politiche delle “Aree interne”, la Zona delle Ceramiche è sempre più un distretto interprovinciale, la Bassa è coinvolta nel processo di rilancio dell’area del Po, il distretto della pianura Est deve fare i conti con l’area di Carpi il distretto di Reggio è sempre più proteso al confronto sulle città a livello europeo.

Anche solo cominciare a mettere a tema queste situazioni da parte del partito a livello provinciale farebbe emergere il suo ruolo e spero che la nuova direzione sappia cercare di unire il partito su questa elaborazione e non solamente sulla necessità di rilanciare Festareggio.

Giuliano Parmiggiani

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