
Il prossimo 20 maggio ricorreranno i cinquant’anni dalla promulgazione della legge n. 300/1970, meglio nota come Statuto dei Lavoratori.
Attesa a lungo e oggetto di un percorso tortuoso, la l. 300/70 rappresenta uno spartiacque nella storia del diritto del lavoro e della sua tutela in epoca repubblicana segnando “l’ingresso della Costituzione nei luoghi di lavoro”, come fu scritto in quegli anni (*).
Nei cinque decenni che ci separano da quella data, il mondo del lavoro ha subito grandi trasformazioni sotto il segno della crescita dell’integrazione europea e del mercato unico; della globalizzazione (e di alcuni dei suoi effetti fortemente negativi, ma a lungo mitizzati anche dalle forze di centro-sinistra); dell’avvento dirompente delle nuove tecnologie e la corsa alla digitalizzazione, accelerata nelle settimane di lockdown per far fronte all’emergenza Covid-19. Elementi che hanno aperto orizzonti più vasti e nuove opportunità, ma che hanno originato nuove forme di precarietà, di dipendenza e di controllo sulle attività dei lavoratori spesso lesive della loro dignità, enfatizzate dalla retorica dell’efficienza e di un’innovazione decantata come necessariamente pervasiva.
Come Circolo della zona Est della città, la cui sede nel 2015 è stata intitolata a Gino Giugni (uno dei padri nobili della legge 300/70, insieme a Brodolini), desideriamo aprire un dibattito sugli elementi di attualità dello Statuto, sugli effetti delle diverse modifiche e riforme che si sono succedute negli anni e sulla necessità, dichiaratamente radicale che si manifesta negli ultimi anni, di un’inversione del paradigma di tutela incentrato non più solo sulla forma della modalità d’impiego (la dicotomia subordinazione- autonomia con un’area grigia sempre più vasta e complessa nel mezzo), ma sulla persona del lavoratore in quanto tale, del soggetto che si immette nel mercato del lavoro. Un approccio di natura universalistica alla tutela del lavoratore, delle sue libertà e dei suoi diritti.
A partire da oggi, con il contributo di Ganapini che segue questa introduzione, pubblicheremo alcune riflessioni sul tema e, contemporaneamente, studieremo momenti di dibattito e confronto virtuale da organizzare nelle prossime settimane compatibilmente con le misure di distanziamento sociale.
(*) Per essere precisi, a richiamare la Relazione di Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale, al III Congresso Nazionale della CGIL (Roma, 3 dicembre 1952).
– Nando Ganassi (Segretario del Circolo PD Reggio Est)
LAVORO E LAVORATORI, PRIMA E DOPO
A 50 anni dalla promulgazione dello Statuto dei Lavoratori, la legge 20 maggio 1970, n. 300 approvata alla Camera con appena una decina di voti contrari dopo anni di aspri confronti e l’intenso lavoro portato avanti dalla Commissione nazionale promossa dal Ministro Giacomo Brodolini e guidata dal Prof. Gino Giugni (al quale abbiamo intitolato la nostra sede di Via Fratelli Socini 48 a Masone), le condizioni eccezionali che stiamo tutti vivendo aprono nuovi spazi e gettano nuova luce sul significato del Lavoro nell’economia e nella società civile.
La creazione e la gestione di Lavoro dignitoso per tutti era già una sfida ancora di enorme portata prima dell’epidemia del CoronaVirus ma questa pandemia e la crisi economico-finanziaria che ha avviato ci obbligano ad assumere rapidamente decisioni e/o comportamenti che potrebbero lasciare un segno indelebile sulla nostra vita e determinare effetti assai consistenti anche sulle prossime generazioni.
E’ un tema davvero troppo grande per poter essere anche solo inquadrato in poche righe ma la questione fondamentale, al di là della “Ricostruzione” della quale si sta parlando e sulla quale finalmente anche l’Unione Europea ha riscoperto una convergenza, è relativa al significato e al ruolo che assegneremo al Lavoro sotto diversi profili: economico, sociale, ambientale, psicologico… è quindi doveroso interrogarci a quali principi guida potremo richiamarci anche in presenza di norme non esaustive e talvolta in parziale contraddizione, insomma di misure imperfette a fronte della complessità del Mondo.
Quella dei principi guida è peraltro una questione di primaria importanza per gli iscritti al Partito Democratico, in quanto persone che hanno scelto di organizzarsi in Circoli territoriali per dar vita in autonomia, con senso critico e capacità di declinazione operativa, ad azioni rispetto alle esigenze del territorio e del Paese.
Lo Statuto dei Lavoratori ebbe infatti come principio guida l’obiettivo dichiarato di portare la Costituzione nei luoghi di lavoro, in tutti i suoi aspetti, e la liberazione da situazioni vessatorie tramite un sistema coordinato di regole condivise. Le successive interpretazioni, modifiche o proposte di riforma (la giurisprudenza e i referendum, il Libro Bianco e il progetto di Legge per lo Statuto dei Lavori, le riforme Biagi e il Job’s Act) si sono mosse nel solco di quel testo fondamentale muovendosi attorno ai temi riguardanti i soggetti coinvolti, la flessibilità delle forme contrattuali, l’estensione e la valenza dell’articolo 18. Diversa, per impostazione, è la proposta contenuta nella Carta dei diritti universali del Lavoro che CGIL sta promuovendo da alcuni anni.

Se tanti temi nuovi o irrisolti premono ancora alla ricerca di soluzioni normative si impone oggi alla società italiana e europea (ma anche alla comunità internazionale nel suo complesso) una riflessione coraggiosa su come interpretare e guidare, se possibile, il cambiamento e l’accelerazione di alcune dinamiche che si prospettano come “naturali” in un mondo dove saremo sempre più connessi ma forse ancora per diverso tempo a mobilità ridotta e condizionata, scollegando ulteriormente nella “global economy” dei prossimi mesi la relazione e i diritti della libera circolazione delle merci (e delle risorse) e quella delle persone, con conseguenti nuovi equilibri sui quali è assai difficile generare scenari.
Quali principi guida allora, per il Lavoro, oggi e nel futuro che ci aspetta?
Daniele Ganapini
Direttivo del Circolo Reggio Est




