I partiti e la democrazia (di G. Ruggieri)

Su gentile concessione dell’Autore; articolo pubblicato su Notiziario Anpi di Reggio Emilia, numero di gennaio 2021

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
– Articolo 49, Costituzione della Repubblica italiana

I partiti politici, espressamente contemplati dalla Costituzione, costituiscono l’ineluttabile veicolo di raccordo fra i cittadini e le Istituzioni  promananti dalla volontà popolare, secondo il principio rappresentativo che connota le democrazie moderne.

Per svolgere correttamente tale funzione i partiti devono necessariamente alimentare nel loro interno il dibattito democratico, a partire capillarmente dalle relative sezioni, o circoli che dir si voglia, ove tutti gli iscritti potranno far sentire la loro voce e concorrere alla formazione dell’indirizzo politico di sintesi.

A tal proposito, risuona ancora attuale l’ammonimento di Palmiro Togliatti, secondo il quale è necessario che le sezioni siano luoghi d’incontro e di accoglienza, dove tutti, iscritti e non iscritti, possano andare a discutere, a consigliassi e anche a divertirsi, sé ciò è necessario.

Sarebbe sterile e infecondo invece ridurre le sezioni dei partiti, ma anche delle altre formazioni politiche e sociali (ANPI compresa) a meri nuclei organizzativi e amministrativi, come purtroppo sovente accade.

La dirigenza dei partiti, per converso, deve evitare impostazioni autoreferenziali, scollegate dalla fattiva partecipazione degli iscritti, che rischierebbero di trasformare tali formazioni politiche in nefasti centri di potere, in meri comitati elettorali o, peggio, in esiziali comitati d’affari, come purtroppo è accaduto nel recente passato anche in partiti che si definiscono democratici.

Ma c’è di più e di peggio!
Il malcostume e la corruzione, gli sprechi e i privilegi, il carrierismo e il nepotismo, le conduzioni fortemente personalistiche e autoreferenziali, non contemperate da deboli opposizioni interne, e l’opacità delle fonti di reperimento delle risorse finanziarie necessarie per il funzionamento dei partiti, che spesso sfociano in politiche finanziarie ultra liberiste, in privatizzazioni e pesanti condizionamenti sui mezzi d’informazione, sugli organi indipendenti e sulla cultura, sono i vizi capitali che hanno inquinato  la natura dei partiti, la loro struttura e la loro funzione democratica.

A fronte di tale quadro nefasto, inevitabile è stata la reazione di spregio, di condanna e di distacco assunta dai cittadini, che hanno espresso il loro comprensibile disgusto con una cresciuta astensione dalle consultazioni elettorali e dalla dialettica interna dei partiti.

Che fare dunque ? Occorre semplicemente ricondurre i partiti al dettato costituzionale mediante una legge che ne regoli la natura, la struttura, la vita e le funzioni con opportune norme di salvaguardia, idonee ad impedire le anzidette perniciose degenerazioni.

In proposito, sono stati presentati in Parlamento alcuni disegni di legge, non sfociati in atti normativi :

-DDL-S 28.4.2006 : Norme sul diritto dei cittadini di associarsi liberamente in partiti, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione;
– DDL–S 27.3.2015 : Disciplina dei partiti politici in attuazione dell’art. 49 della Costituzione. Delega al Governo per l’adozione di un decreto legislativo di riordino delle disposizioni riguardanti i partiti politici;
– DDL–S 17.4.2018 : Disposizioni dirette a rendere effettivo il diritto dei cittadini di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione;
– DDL–S 18.11.2019 : Norme sulla democrazia nei partiti e sulla selezione democratica e trasparente delle candidature per le cariche elettive.

Ecco, a titolo esemplificativo, alcuni temi meritevoli di disciplina:
– Personalità giuridica dei partiti e controllo contabile;
– Trasparenza finanziaria di candidati e dirigenti;
– Coinvolgimento dei giovani;
– Rigoroso controllo del tesseramento;
– Garanzie di genere;
– Ruolo, strumenti e poteri delle minoranze;
– Corretto uso delle primarie;
– Referendum interni;
– Unicità, trasparenza e spersonalizzazione delle fondazioni.

Soltanto all’esito di tali ineluttabili regolamentazioni, i cittadini potranno tornare a voler bene ai partiti politici. Forse.

Giancarlo Ruggieri

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