25 aprile 2023 a Villa Ospizio

Pubblichiamo, di seguito, l’orazione per la Festa della Liberazione pronunciata alla commemorazione ai Caduti di Villa Ospizio del 25/04/2023

25 aprile 2023 –78° Anniversario della Liberazione

In questa mattina di fine aprile, come ogni anno, ci raccogliamo per rendere omaggio solenne all’impegno di decine di migliaia di italiani che nel periodo più drammatico della storia nazionale decisero senza esitazioni di lottare, spesso con il sacrificio della propria vita, per salvare un Paese oppresso da vent’anni di regime liberticida che l’aveva trascinato sull’orlo dell’annientamento totale e abbandonato in balìa dell’invasione nazista.

Formazioni di partigiani delle più varie estrazioni, dai manovali agli intellettuali, finanche ai sacerdoti, provenienti praticamente da ogni angolo del Paese.
Molti e molte di loro nel fiore degli anni. Ragazzi e ragazze cresciuti spesso in mezzo a molti sacrifici, senza essere ancora stati testimoni diretti di pace e libertà, ma che in nome di tali condizioni ideali, e guidati da una ardente speranza per un futuro diverso, scelsero di combattere per conquistare il diritto a un’Italia nuova. Un’Italia giusta e solidale. Un’Italia finalmente libera.

I festeggiamenti della Liberazione, in questo suo 78° anniversario, sono stati preceduti da un appello di tutte le associazioni antifasciste volto a favorire con spirito unitario la più ampia partecipazione della cittadinanza, nella consapevolezza che è nella celebrazione di questa ricorrenza che si saldano tutti i valori della Repubblica.

La Liberazione non è solo il giorno in cui si ricorda la vittoria sugli usurpatori nazifascisti in Italia ma, come ha ribadito con chiarezza il Presidente Sergio Mattarella, il 25 Aprile rappresenta la data fondativa della nostra democrazia.

I Padri e le Madri costituenti eletti tra quelle forze politiche che avevano in larga parte guidato il Comitato di Liberazione e animato le formazioni partigiane, pur nel confronto acceso tra visioni di società distanti, trovarono terreno comune nell’imprimere alla Carta fondamentale della Repubblica quei valori ispiratori dell’antifascismo che li avevano uniti durante il periodo della Resistenza: la libertà e l’uguaglianza tra i cittadini, il principio democratico, il rispetto della dignità della persona umana prima degli interessi dello Stato, il ripudio della guerra come strumento di offesa.

Il 25 aprile è per sua natura una ricorrenza repubblicana di unità nazionale: quanti ne disconoscono tale valore, o tendono a metterlo in discussione, si pongono al di fuori del tracciato costituzionale.

Potrebbe apparire ovvio, ma è quanto mai opportuno ricordarlo, in particolare se si tiene conto di recenti affermazioni di alte cariche dello Stato che vanno

ascritte a quella tendenza che un eminente storico contemporaneo ha definito: “cancellazionismo”. Non è negazionismo, o conclamato revisionismo, ma una forma velata – non meno insidiosa – di artificio retorico in cui si perde il rapporto tra le parole e le cose, tra i fatti storici e il loro contesto.

Se si vuole rendere giusta memoria alle vittime innocenti dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, non possiamo limitarci a ricordare solo che erano italiani: la quasi totalità di essi erano detenuti per motivi politici, o persone in stato di arresto perché di religione ebraica, o solo sospettate di essere dissidenti. E la scelta delle 335 vittime da parte degli ufficiali tedeschi fu operata con il fattivo supporto dei gerarchi fascisti.

Per ricoprire con dignità alte cariche pubbliche, è necessario avere la serenità di potersi definire onestamente antifascisti.

Sia mai che il passo successivo, sia il rispolvero di gravi e mai sopite asserzioni volte a sminuire il valore militare della Resistenza e il contributo dei partigiani alla Liberazione del Paese.
Non è necessario scomodare chi tra gli storici ha ampiamente tacciato di infondatezza tali affermazioni, quanto ricordare che, prima di ogni cosa, la Resistenza è stata una straordinaria dimostrazione che l’Italia ha dato alla comunità internazionale e agli Alleati.
Migliaia di giovani entrati in clandestinità per liberare il Paese, una volta per tutte, dalla morsa di quel che rimaneva del Fascismo in Italia e dalla barbarie dell’occupazione nazista.

Gli italiani non sono stati liberati, ma hanno contribuito con il proprio sangue alla Liberazione del Paese.
La rilevanza della lotta di Liberazione consentì poi a De Gasperi di partecipare nel rispetto generale alla Conferenza di Parigi del 1946.
La Resistenza ha salvaguardato l’unità del Paese e l’autodeterminazione dei suoi cittadini.

E quanto più il tempo passa, tanto il 25 Aprile assume un significato più profondo. Oltre alla doverosa commemorazione, in esso si fa strada l’esigenza sempre più incalzante di insegnamento e trasmissione di valori a chi per questioni anagrafiche ricordare non può.
Molti di noi sono nati diversi decenni dopo la fine del Secondo conflitto mondiale.
Nati già cittadini e non sudditi del Re, spesso candidamente inconsapevoli che le libertà e i diritti non rappresentano un dato scontato, ma sono frutto di una conquista faticosa. Una conquista che occorre tutelare.

Se i programmi scolastici non riescono a coprire la storia della Resistenza, la celebrazione di questa Festa civile – con il dovuto riguardo anche da parte di tutte le istituzioni nazionali – deve poter supplire a queste lacune.

La storia della Resistenza ha un altissimo valore civico.
È una storia di coraggio e abnegazione che, in un’epoca di individualismo dilagante, insegna l’importanza di un impegno collettivo in vista di un destino comune.
È, sì, anche una storia di guerra civile, di pagine drammatiche con tante giovani vite spezzate, ma questi sacrifici sappiamo non essere stati vani.
È la storia grazie alla quale oggi siamo qui a ribadire a gran voce: viva la libertà, viva la Repubblica e la nostra Costituzione antifascista.
Ora, e sempre, Resistenza!

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