La Giustizia, tra esigenze concrete e motivi fittizi. Perché diciamo no.

Pubblichiamo la nota del Consigliere comunale Nando Ganassi che annuncia la mozione di sostegno al personale a tempo determinato del Ministero della Giustizia, come nel Tribunale di Reggio Emilia, e pone alcune considerazioni sul referendum costituzionale in materia di ordinamento costituzionale della magistratura indetto per i prossimi 22-23 marzo.

Siamo entrati nell’ultima settimana per la raccolta firme d’iniziativa popolare per il referendum sull’ordinamento costituzionale della magistratura. Raggiunto e superato il quorum necessario, il risultato complessivo a fine corsa potrà offrire un primo dato interessante sugli animi dell’elettorato nel proseguimento di una campagna referendaria già infuocata.

Nel corso di questa settimana, oltretutto, il TAR Lazio dovrebbe pronunciarsi sul ricorso del comitato popolare contro la decisione del Governo di procedere comunque a fissare la data del voto, nonostante i 90 giorni dalla pubblicazione della riforma non siano ancora trascorsi. Una scelta giudicata inopportuna anche da commentatori dal “fronte del sì”, a prescindere da un discorso di stretta legittimità (l’ultima parola spetta comunque alla giustizia amministrativa), in quanto non “costituzionalmente orientata” e operata in controtendenza rispetto a situazioni similari verificatesi in occasione delle consultazioni referendarie del 2001 e del 2016.

Su questo punto, è evidente che la possibilità di sottoporre a referendum una riforma costituzionale, non approvata con la larga maggioranza qualificata dei due terzi di ciascun ramo del Parlamento, abbia una funzione di garanzia rispetto alle minoranze e che nella platea dei possibili proponenti prevista dall’art. 138 Cost. i parlamentari – per una chiara questione numerica e logistica – godano di una corsia preferenziale.

Se non che, la corsa in avanti della maggioranza di governo rischia, sul piano politico, di dare una connotazione quasi plebiscitaria a un istituto che è stato previsto, invece, come guarentigia rispetto a decisioni su questioni fondamentali che non coinvolgano uno spettro ampio e trasversale degli eletti in Parlamento e per il quale la volontà popolare di proporre l’iniziativa referendaria, mediante un’ampia raccolta di firme tra i cittadini, dovrebbe essere sempre rispettata e incentivata.

Entrando nel merito, la linea nazionale del Partito Democratico è di chiaro sostegno al no, in coerenza con l’azione parlamentare di opposizione alla riforma che ha visto compatti tutti gli eletti dem di Camera e Senato, senza alcun distinguo.

A livello locale, ci stiamo organizzando per presidiare il dibattito pubblico durante la campagna elettorale, per illustrare i profili critici di una modifica costituzionale che, partendo proprio dalle premesse, viene presentata all’elettorato in maniera fallace, quale generica e generalissima riforma della giustizia. Il testo della riforma opera, invece, un’alterazione dell’assetto costituzionale del potere giudiziario.

Nessuna incidenza sulla qualità e sull’efficienza dell’amministrazione della giustizia, o sull’ammodernamento di una struttura come quella ministeriale fortemente arretrata e scarsamente organizzata. Servono grandi investimenti su risorse materiali e risorse umane negli uffici giudiziari e innovare modelli organizzativi fermi al secolo scorso.

Mentre si dibatte dello status di giudici e PM, e in televisione con pervicace assiduità qualsiasi pretesto è utilizzato per mettere in cattiva luce l’operato della magistratura, resta irrisolto il destino di migliaia di lavoratori a tempo determinato del Ministero della Giustizia assunti con il PNRR, nonostante le carenze in pianta organica.

Le ultime notizie, infatti, non chiariscono ancora quale sarà il destino di migliaia di unità nel percorso di stabilizzazione presentato alle organizzazioni sindacali che deve essere concluso entro giugno di quest’anno. Motivo di forte preoccupazione per moltissimi lavoratori, come decine di impiegati del Tribunale di Reggio Emilia che, solo poche settimane addietro, hanno aderito all’ultimo sciopero nazionale.

Come gruppo del PD in Consiglio comunale, siamo convinti che debba essere fornito il supporto necessario in tutte le sedi istituzionali per ottenere la stabilizzazione del personale a tempo determinato, affinché vi sia adeguata consapevolezza nella cittadinanza rispetto ai problemi reali del sistema giustizia e delle probabili ricadute sulla qualità dei servizi erogati nei nostri uffici giudiziari. A tal proposito, è stata depositata una mozione, a prima firma dello scrivente, che verrà discussa in Sala del Tricolore in una delle prossime sedute.

In altre sedi e con puntuali argomentazioni, discuteremo di come la separazione dei ruoli sia un finto problema (specie dopo la Riforma Cartabia), della stortura di un sorteggio generalizzato (neanche fosse il gioco della tombola) e dell’avanzata del potere della politica sul governo della magistratura, se la riforma dovesse andare a regime.

A quanti dovessero eccepire una contraddizione rispetto a posizioni pregresse nel centro-sinistra, intanto due precisazioni. La separazione sostanziale delle carriere c’è già e per rimarcarla ulteriormente sarebbe sufficiente prevedere due concorsi distinti per giudicanti e requirenti. La Bicamerale D’Alema, a suo tempo, pur intervenendo sul governo della magistratura, proponeva due sezioni separate in seno al CSM e non uno sdoppiamento degli organi di rilievo costituzionale che non pare avere altre funzioni se non una diluizione di poteri e rappresentanza e la moltiplicazione di posti e costi.

Nando Ganassi
Consigliere comunale di Reggio Emilia
Gruppo Partito Democratico

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