Tra particolari ultimatum e tesi fantasiose comparse sui giornali, una nota a commento di G. Ruggieri.
Se il Padreterno ha creato tutto il mondo in sei giorni – deve avere pensato il Vescovo di Reggio Emilia – ben può il Sindaco portare a compimento la bonifica della degradata area delle ex Reggiane in novanta giorni.
Sta scritto: “Ciò che è impossibile per gli uomini, è possibile a Dio” (Luca, 18,27; Cfr. Matteo, 19,26 e Marco 10,27).
Conseguentemente, ciò che è possibile a Dio non sempre è possibile agli uomini e in particolare al Sindaco di Reggio Emilia.
Per ripulire le stalle del re Augia, alle quali possiamo forse paragonare il degrado dell’area che ha destato l’attenzione del Vescovo, Eracle impiegò un solo giorno, ma era un semidio, figlio di Zeus in persona, sicché non si può pretendere che il nostro Sindaco goda di poteri equipollenti.
Non si comprende poi in base a quale criterio oggettivo il Vescovo abbia perentoriamente indicato in novanta giorni (e perché non sessanta, o cento, o centoventi?) il termine “concesso” alla civica amministrazione per completare la necessaria bonifica. In realtà, lo stravagante ultimatum del solerte prelato sembra più ispirato da una vocazione di clamoroso effetto che basato su concreti elementi di ponderata fattibilità. Ma quello che più turba e sconcerta è il tono perentorio e ultimativo della sollecitazione rivolta alla civica istituzione, che pure ha suscitato incomprensibili plausi ed entusiasmi.
L’ingerenza della gerarchia ecclesiastica in campi propri della pubblica amministrazione, che non appare in sintonia con la corretta ripartizione dei rispettivi ruoli, sminuisce l’alto valore spirituale della missione della Chiesa, mortifica le istituzioni civili, mina la fiducia dei cittadini verso gli organi locali di governo e confonde i credenti.
Non rende quindi un buon servizio né alle Istituzioni né alla Chiesa chi, mal concependo la laicità dello Stato, inneggia a tale improprio interventismo.
E ciò dopo oltre centocinquanta anni dall’affermazione del principio di separazione fra Stato e Chiesa e dopo settantatré anni dall’entrata in vigore dell’atto fondativo della Repubblica Italiana, libera, laica e democratica.
Non è più il tempo in cui un Papa poteva costringere, proprio in queste terre, l’Imperatore a umiliarsi, con un atto di prepotenza, che si rivelò poi del tutto inutile e persino dannoso.
La storia insegna che l’irruzione della gerarchia ecclesiastica nei campi della politica ha sempre generato disastrosi effetti, per tacer della rovinosa intraprendenza finanziaria e speculativa del Vaticano e di taluni prelati.
Per cui valga la regola “Unicuique suum”, che se letteralmente significa “dare a ciascuno quello che gli spetta”, in senso traslato può anche essere intesa come “ciascuno resti al suo posto”.
Giancarlo Ruggieri
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