Pubblichiamo l’intervento sulla mozione popolare depositata dal Comitato “La Giarola” del Gruppo PD in Consiglio comunale, rappresentato dal consigliere del nostro territorio Nando Ganassi.
La mozione presentata dal Comitato “La Giarola” evidenzia l’attenzione che una comunità locale pone sulla salvaguardia del proprio territorio, oltre alle aspettative che questa ripone rispetto all’istituzione politica più prossima ad essa, al netto di una disciplina multilivello della materia energetica che elimina a monte ogni forma di discrezionalità per i Comuni.
Il tema del bilanciamento tra esigenze improrogabili della transizione ecologica ed energetica e tutela del territorio non è nuovo per questo Consiglio comunale.
Lo scorso autunno, a seguito della bocciatura da parte della giustizia amministrativa del DM sulle aree idonee, e in conseguenza del già considerevole contenzioso che interessava alcuni comuni della provincia, il collega Fausto Castagnetti ha presentato una mozione finalizzata a porre l’attenzione proprio sulla tutela del territorio agricolo, sul rischio di operazioni speculative, sulla necessaria previsione di forme di partecipazione per gli enti locali.
La nuova normativa introdotta a livello statale, invece, probabilmente per cercare di recuperare il forte ritardo accumulato nel raggiungimento degli obiettivi prefissati per la transizione verso forme di energia pulita e sostenibile, ha disatteso le richieste dei territori.
Il riconoscimento di “idoneità per legge” del suolo per l’installazione di impianti agrivoltaici si sostanzia come predisposizione di una corsia preferenziale per accelerare il più possibile la realizzazione di questo tipo di opere.
È palese come una ipersemplificazione a livello di procedure di autorizzazione, dove gli impianti agrivoltaici sono individuati dalla normativa quali opere di pubblica utilità, sacrifichi sull’altare dell’efficienza realizzativa ogni valutazione di merito, come l’opportunità rispetto ai territori interessati, e l’attendibilità delle asseverazioni tecniche circa i livelli qualitativi e produttivi che si dichiara verranno realizzati nella continuità agricola del suolo.
La realizzazione di un impianto di grandi dimensioni come quello proposto in località Giarola, come le altre proposte di impianti a questo collegato già depositate o comunque annunciate nell’area del forese Est della città, ha posto in materia dirompente la delicatezza del tema anche nel nostro Comune. Il 2 febbraio scorso, la discussione di questo Consiglio si protrasse a lungo proprio per la necessità di dibattere le criticità del nuovo contesto normativo e approvare un primo indirizzo politico di dissenso rispetto all’intervento di Giarola e alle opere connesse (cavidotto).
Ora, come lo stesso comitato di cittadini sottolinea, non si può negare l’importanza della transizione energetica verso le fonti rinnovabili, a maggior ragione in un Paese come il nostro dove il solare può rappresentare davvero una forma primaria di energia pulita a beneficio dell’ambiente e oltretutto “sovrana”, perché slegata da logiche di rapporti e di crisi internazionali come invece accade per le fonti fossili dalle quali siamo gravemente dipendenti, causa la nota assenza di risorse interne.
La discussione di oggi, di conseguenza, non vuole in alcun modo mettere in discussione le basi della transizione ecologica ed energetica, fondamentali per l’Italia non soltanto per imprescindibili ragioni di tutela ambientale, quanto per l’autonomia strategica del nostro Paese nel contesto sovranazionale.
E in questa direzione concordiamo che vada ulteriormente sviluppato il nuovo assetto del “mix energetico” sul quale far poggiare l’economia e la sussistenza del contesto italiano.
Da queste precisazioni, emergono nitidamente i principali motivi per i quali abbiamo condiviso sin da subito le perplessità sugli impianti in questione, per poi sostenere attivamente l’attività di raccolta delle sottoscrizioni per portare all’attenzione di questo Consiglio un atto di iniziativa dei residenti.
Dobbiamo anzitutto riaffermare la centralità del ruolo dei Comuni nel governo del territorio che costituisce la funzione principale degli enti locali, ma che in questo contesto si trova ad essere gravemente frustrata.
I soli limiti previsti di Superfice Agricola Utilizzata non sono sufficienti ad assicurare un’adeguata tutela del territorio e del paesaggio di competenza di ciascun Comune, perché non tengono in considerazione le esigenze e le specificità di ogni area, elemento che invece l’ente locale conosce bene e deve poter apprezzare e governare, indirizzando la realizzazione degli impianti ed evitando la saturazione di aree molto appetibili da parte degli operatori economici, ma a rischio di forte pregiudizio per le comunità locali.
A tal proposito, l’area del forese Est è fortemente vocata alla coltivazione dei foraggi per la filiera di eccellenza del Parmigiano Reggiano, sulle quali l’impatto reale sulla continuità agricola dei terreni interessati è oggetto di motivate perplessità da parte delle associazioni di categoria degli agricoltori.
Associazioni di categoria che evidenziano la sproporzione di potere e di tutele per le professionalità agricole di fronte a operatori economici dotati di ingentissime risorse economiche che, ormai a tamburo battente, inondano i proprietari dei terreni con richieste di associazione temporanea o di compravendita dei lotti a prezzo anche tre volte superiore al valore di mercato.
Non mi soffermo poi sulla totale irragionevolezza di una normativa che priva i Comuni di qualsiasi strumento di governo degli interventi per poi imporre a questi i doveri di vigilanza e controllo per i cinque anni successivi sulla continuità delle produzioni agricole sui terreni dove vengono installati gli impianti agrivoltaici. Senza specificare con quali forme, risorse economiche e professionalità svolgere queste funzioni e soprattutto con quali effetti sulle opere una volta realizzate le stesse!
Grazie al confronto di oggi, riteniamo doveroso riaffermare come, nella normativa che governa la transizione ecologica e gli impianti da fonti rinnovabili, debba trovare spazio una fondamentale regia operativa per i comuni, non tesa a contrastare a priori gli interventi, ma finalizzata ad assicurarne un insediamento secondo le esigenze e le specificità proprie di ogni territorio.
Desideriamo rinnovare il supporto agli operatori di un settore prezioso come quello agroalimentare che nel nostro territorio è custode di produzioni di eccellente livello qualitativo, a tutela della continuità delle stesse produzioni e dell’attività svolta dagli agricoltori (spesso a livello familiare e tramandata da generazioni) davanti al rischio di dismissione e abbandono a fronte di operazioni a forte rischio speculativo.
Nando Ganassi
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Ottimo intervento! Occorre continuare a presidiare la questione agrivoltaico in aree a forte vocazione foraggera per la filiera del Parmigiano-Reggiano: il foraggio per le nostre vacche si può fare solo qui, i pannelli fotovoltaici vanno bene in tantissimi posti ma non su questi terreni.