Dalla Città

Elogio dei partiti, cinghie di trasmissione della democrazia

E’ proprio del buon cittadino cambiar partito quando questo va fuori strada, si discosta dal bene” (Commento di Luciano Canfora ad Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 28,4 in “Cleofonte deve morire”, Laterza 2017, pag. 247).

Nella democrazia rappresentativa occorrono strutture di collegamento fra il Corpo Elettorale e il Parlamento, che ne costituisce la diretta emanazione. Tale ineluttabile funzione, che ha una duplice valenza di organizzazione e di convergenza di progetti comuni (un tempo si sarebbe detto “ideologie”), è svolta, sin dai tempi antichi, dai partiti politici.

I partiti costituiscono dunque il necessario elemento di raccordo organizzativo,funzionale e ideologico fra la volontà del Popolo e i suoi rappresentanti, sia nella loro designazione, sia nello svolgimento della funzione legislativa.
Di più ! La democrazia rappresentativa concretamente si realizza proprio grazie alla capacità di aggregazione dei partiti politici e alla loro essenziale funzione di connessione con le Istituzioni.

Ma che fare se un partito, deviando dal suo programma elettorale, cambia strada e persegue contrapposti interessi ? Il cittadino elettore e il rappresentante parlamentare devono rimanere fedeli al partito, nonostante tutto, ovvero, coerentemente con i propri ideali, individuare altre formazioni politiche più affini ?
E’ l’antico dilemma fra fede e ragione, ben chiarito da due celebri contrapposte espressioni :

1)-“Se mi dimostrassero che Cristo e la Verità sono due cose diverse, seguirei Cristo e non la Verità” (Fedor Michajlovic Dostoevskij, Lettere).

2)-“Amicus Plato sed magis amica Veritas” (proverbio di uso comune di origine aristotelica, Etica Nicomachea, 1096a, 16-17), che tradotto liberamente fa : se l’amato e rispettato Platone si discosta dal vero, lo abbandono per seguire la Verità.

Il primo atteggiamento, improntato all’irrazionalità e all’affezione indiscutibile, si addice piuttosto alle credenze religiose e al tifo calcistico mentre il secondo segue la più pertinente ragione politica e rivendica indipendenza e coerenza di pensiero.
A questo punto, s’impone una riflessione comico/filologica sulla qualifica “democratica” di molti partiti, non solo italiani, come se vi fossero contrapposti il partito dei tiranni, il partito oligarchico o il partito del dittatore. A ben vedere, in un regime democratico, nessun partito dovrebbe discostarsi da tale essenziale natura, che ha valenza e portata di precondizione, cosicché il pomposo attributo appare, appunto, alquanto comico e quanto meno pleonastico.  Del resto, lo stesso fenomeno si verifica per il nome dei giornali presenti e passati, fra i quali si annoverano, per citarne solo alcuni, l’unità, l’avanti, la verità, la repubblica, il popolo, e non certo la disunione, l’indietro, la bugia, la monarchia, l’individuo. Ma tutto ciò fa parte della vacuità delle parole, della quale molta incolta politica si pasce.
Labile è però il confine fra la democrazia (che fa gli interessi del Popolo) e la demagogia (che, ingannando i cittadini, fa gli interessi di chi governa e dei suoi amici). Pertanto, occorre smascherare l’imbroglio.
“Nella nostra città nessun  governante esalta il popolo con vane parole, per volgerlo, secondo il proprio tornaconto, di qua o di là, apparendo all’inizio piacevole e pieno di lusinghe e poi dimostrandosi dannoso e in grado di sottrarsi alla giustizia, coprendo le sue colpe con calunnie” (Euripide, Supplici, 412-416).
La menzogna, infatti, è la qualità precipua del politico di mestiere, la caratteristica determinante del politico sedicente “democratico”. (Cfr. : Jonathan Swift, Pseudologia Politikè or The Art of Political Lying, 1712; Aristofane, I Cavalieri, vv. 215-219).
Il capo popolo, in realtà, fa gli interessi dei gruppi sociali conservatori e finanziari, assumendo toni e modi popolari e ingannando così i cittadini.

Per concludere, i conduttori di partito mai dovrebbero dimenticare che la personale vanità conduce alla perdizione e che il successo nell’apparire comporta il sacrificio e il naufragio dell’essere.
Il governo democratico si definisce con la più bella parola che ci sia, isonomia”: uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge (Erodoto, Storie III,80,6).

Giancarlo Ruggieri

Circolo PD Reggio 6

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