In arrivo 5,8 milioni di euro di finanziamento dal Ministero dell’Università e Ricerca che, sommati agli oltre 4 milioni di euro stanziati dal Comune di Reggio Emilia e dalla sua società Campus srl, ai 2,3 milioni di Regione Emilia-Romagna e Er.Go e ai 500 mila euro direttamente da Unimore, permetteranno nel 2021 l’inizio dei lavori per il completamento dell’opera di recupero e riconversione del Padiglione Marchi.
Oggetto di un primo intervento completato nel 2014, il Padiglione Marchi è stato dotato di 10 alloggi e di spazi per lo studio e servizi per gli oltre 40 studenti che vi risiedono.
Mediante i nuovi finanziamenti, verranno aumentati di 75 unità i posti letto pre gli studenti, con particolare attenzione anche per quanto riguarda i soggetti con da disabilità fisiche, saranno realizzati un Auditorium di circa 230 posti per convegni e seminari, aule studio, laboratori e altri servizi dedicati al mondo universitario.
Un intervento importante verso la realizzazione di un polo universitario moderno e funzionale in un’area ad alto potenziale come quella dell’ex-San Lazzaro, cui deriverà sicuramente come recentemente scritto dalla testata Reggio2000: «beneficio in termini di vitalità e sicurezza per l’intero quartiere».
Un’opera di valorizzazione urbana che, inoltre, si coniuga con la crescita del polo universitario reggiano verso i fuori sede che intendono partecipare direttamente alla vita dell’Ateneo e della Città e con il completamento di un progetto di dotazione di servizi urbani di alto livello per la progressiva valorizzazione del ruolo di Reggio.
Il fatto che questo avvenga in un momento critico delle relazioni sociali ed economiche e di forte modifica dei nostri comportamenti ci pone davanti alla questione su come investimenti programmati in passato potrebbero sembrare improvvisamente anacronistici e ci interroga se e su come il prodotto di tali investimenti possa rappresentare un capitale fisso sociale capace di adattarsi rapidamente alle nuove esigenze creando opportunità è stimoli.
Il distanziamento sociale che caratterizzerà i mesi a venire appare foriero di dubbi sulla validità di una comunità studentesca a vantaggio di communities online. È altrettanto vero, però, che i traguardi di normalità che ci dobbiamo porre vanno verso il ripristino di una condizione di condivisione e di relazione che non sarà uguale al passato, neppure dovrà necessariamente essere quella che stiamo sperimentando ora.
Come immaginare allora il futuro dei nuovi studenti e delle loro residenze in relazione con la città?
Questo appare un tema da affrontare con gli studenti attualmente, futuri e di chi ha comunque esperienze di questo tipo, diretta o indiretta,
Allo stesso modo è interessante per noi capire quali possono essere le ricadute per la città e per il quartiere nel breve e medio periodo, anche in termini di relazione tra il Circolo e i giovani studenti e come programmare un sistema di relazioni che possa crescere e svilupparsi nel tempo anche al di là della permanenza di queste persone in loco.
Daniele Ganapini
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